Necessarie azioni più incisive e rapide per contrastare il fenomeno globale dell’antimicrobico-resistenza.

  • Europa e Italia ancora lontani dagli obiettivi 2030 per la riduzione dei consumi e il contenimento delle resistenze
  • In Europa un’infezione ospedaliera su 3 è multiresistente, riducendo le opzioni terapeutiche a disposizione di medici e pazienti
  • Resta elevato il consumo in Italia, +10% rispetto alla media europea nel 2024, e si utilizzano più antibiotici ad ampio spettro e di ultima linea (“Reserve”)
  • Le Regioni del Sud mantengono il primo posto per consumi, rispetto al Centro e al Nord, nonostante una riduzione del 5,1% nel 2024
  • Nel 2025 nove antibiotici attivi contro le infezioni multiresistenti inseriti nel Fondo dei farmaci innovativi

L’Italia rispetto agli obiettivi per il 2030

Con 22,3 dosi giornaliere per mille abitanti nel 2024, il consumo di antibiotici nel nostro Paese risulta in calo rispetto all’anno precedente (23,1) ma è ancora molto distante dall’obiettivo fissato per il 2030, pari a 17,8 dosi.

L’Italia, inoltre, è lontana dal target del 65% di incidenza di consumi degli antibiotici del gruppo “Access”, ovvero le molecole di prima scelta per trattare le infezioni comuni, grazie al loro spettro d’azione ristretto e al buon profilo di sicurezza. Raggiungiamo appena il 51,3%, nonostante il lieve miglioramento degli ultimi anni (+2,4% rispetto al 2019), mentre la media europea è del 60,3% e diversi Paesi, come Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Irlanda, Lituania, Lettonia, Olanda e Svezia, hanno già centrato l’obiettivo. 

Peggiora significativamente nel nostro Paese l’incidenza totale delle infezioni da Klebsiella pneumoniae resistente ai carbapenemi pari a 9,29 infezioni del sangue per 100 mila abitanti (+10,2% rispetto al 2019). Il target 2030 è di 8,01 infezioni per 100 mila abitanti.

L’Italia ha raggiunto invece in anticipo il target 2030 di riduzione dell’incidenza totale delle batteriemie da Staphylococcus aureus resistente alla meticillina (MRSA). 

È migliorata l’incidenza totale delle batteriemie da Escherichia coli resistente alle cefalosporine di terza generazione (- 3,4% rispetto al 2019), pari a 22,19 infezioni per 100 mila abitanti, ma non è ancora stato raggiunto l’obiettivo 2030, 20,20 infezioni per 100 mila abitanti.

I dati OsMed sul consumo in Italia

In base a quanto emerso nell’ultima edizione del Rapporto OsMed sull’uso dei medicinali in Italia, nel 2024 il consumo di antibiotici a carico del Servizio Sanitario Nazionale è stato pari a 16,9 dosi giornaliere ogni mille abitanti, registrando un lieve calo dell’1,3% rispetto al 2023. 

Quasi 4 persone su dieci hanno ricevuto nel 2024 almeno una prescrizione di antibiotici, con livelli d’uso più elevati nei bambini fino a 4 anni di età e negli anziani con più di 85 anni. La prevalenza d’uso è maggiore nelle donne rispetto agli uomini (40,3% vs 33,3%), con differenze più marcate tra i 35 e i 54 anni, probabilmente per un maggiore utilizzo di antibiotici nel trattamento delle infezioni delle vie urinarie nelle donne.

Le associazioni di penicilline (compresi gli inibitori delle beta‐lattamasi), quasi interamente rappresentate da amoxicillina/acido clavulanico, rimangono la categoria di antibiotici a maggior prescrizione (6,5 dosi giornaliere ogni mille abitanti), seguiti dai macrolidi e lincosamidi (3,5 dosi) e dalle cefalosporine di III generazione (2,2 dosi). L’amoxicillina+acido clavulanico, antibiotico ad ampio spettro molto utilizzato in ambito pediatrico, è la molecola a maggior consumo, seguita da claritromicina e azitromicina. 

Per i fluorochinoloni si osserva una riduzione dell’uso a partire dal 2019, per effetto delle raccomandazioni restrittive di EMA e AIFA. Dopo una lieve ripresa tra il 2022 e il 2023, i consumi sono tornati a diminuire nel 2024. 

Per le cefalosporine di terza generazione e per le associazioni di penicilline, dopo la riduzione osservata nel 2020 e 2021, gli anni della pandemia, si è registrata una forte ripresa dei consumi nel 2022 e nel 2023, che sembra essersi arrestata: il 2024 mostra un lieve calo, con livelli simili al periodo pre‐pandemico.

La prevalenza d’uso degli antibiotici a livello nazionale è stata del 36,8%, maggiore al Sud e Isole (43,6%) e più bassa al Nord (30,6%) e al Centro (40,1%). Al Sud emerge una maggiore propensione alla prescrizione di antibiotici più costosi, come rivela il costo per utilizzatore più elevato (28,1 euro) rispetto al Centro (26,5 euro) e al Nord (22,7 euro).

Anche in termini di consumo, le Regioni del Sud e Isole mostrano il valore maggiore (19,2 dosi giornaliere ogni mille abitanti) rispetto al Centro (18,4 dosi) e al Nord (14,6 dosi). Rispetto al 2023, tuttavia, registrano una riduzione del 5,1%, mentre nelle altre due aree si nota un aumento di poco superiore all’1%.

(Fonte: AIFA – Agenzia Italiana del Farmaco)


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